|
martedì, 28 novembre 2006 |
|
Sebbene questo blog non sia molto letto, voglio portare a conoscenza di chiunque passi di qui questa vicenda. Federico Aldrovandi aveva 18 anni. La mattina del 25 settembre 2005 ritornava verso casa sua, in una zona poco fuori Ferrara. I suoi amici l'avevano lasciato poco prima di casa perché Federico voleva fare due passi. Erano più o meno le 5.30 del mattino. Quello che è successo nella mezzora successiva, dopo un anno, non è ancora stato accertato. Federico è stato fermato da alcuni poliziotti, è stato picchiato pesantemente (ci sono delle foto choccanti su internet) - gli sono stati spaccati addoso due manganelli - è morto di asfissia, probabilmente causata dall'angoscia di vedersi aggredito. Aveva assunto qualche stupefacente: la Polizia per lungo tempo ha cercato di appigliarsi a questo come concausa della morte. Le perizie sul corpo hanno dimostrato che la minima quantità di droga non ha avuto alcun legame con la morte. Si pensa che si sia cercato di insabbiare le indagini. A tre mesi dalla morte del ragazzo la madre ha aperto un blog su internet, di cui trovate il link qui accanto, per esprimere i suoi dubbi. Il blog ha richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica Oltre a questo è stato creato un comitato "Verità per Aldro", anch'esso linkato qui accanto. Aveva 18 anni, 18 anni. Era una ragazzo di 18 anni disarmato e solo, di fronte a quattro agenti armati. Qualunque cosa abbia fatto (sempre ammesso che qualcosa abbia fatto) per provocare una tale reazione, NESSUNO POTEVA PERMETTERSI TALE REAZIONE. Vi invito a parlarne con chiunque conosciate, era un ragazzo come noi, potevamo esserci noi al posto suo. Per lui e per i suoi genitori, non dobbiamo dimenticarlo.
|
|
giovedì, 23 novembre 2006 |
|
Ieri sera serata cagnina&castagne a Ferrara. Pierma che suona la chitarra; io, la Danielina e la Bea che cantiamo tipo invasati; Umberto, la Federica e la Linda che a tratti si isolano, a tratti ci guardano come fossimo UFO. Le serate chitarra in passato nascevano spontanee, ci si ritrovava da Pierma o da me, qualcuno prendeva la chitarra e si cantava. Poi sono diventate organizzate...sono meno spontanee rispetto a quando ci trovavamo seduti sulle sdraie, al baracchino vicino casa di Pier, e cominciavamo a cantare, però alla fine ci ritroviamo quasi sempre esausti: io senza voce, Pierma con le dita incallite, Paolone sudato fradicio, gli altri spero contenti, in ogni caso partecipano. Immancabili "Margherita" di Cocciante e "Settembre" di Fortis, che sono i pilastri di Pier, ma a forza di sentirli sono diventati must per molti...ieri Pier mi ha stupito: attacca un passaggio arpeggiato su una qualche deformazione di LA maggiore e mi fa -tocca a te-, io che lo guardo stupito, -dovresti cominciare un discorso...-, ancora più stupito domando -Ligabue?- e mi risponde -Vecchioni-... "C'era una grande festa nella capitale perché la guerra era finita, i soldati erano tornati tutti a casa e avevano gettato le divise, per le strade si ballava e si beveva vino, i musicanti suonavano senza interruzioni, era primavera e le donne potevano, dopo tanti anni, riabbracciare i loro uomini... All'alba furono spenti i falò e fu proprio allora che [tra la folla] per un momento, a un soldato parve di vedere una donna vestita di nero...CHE LO GUARDAVA CON OCCHI CATTIVI..." Perchè sto raccontando tutto questo? Perché i volti increduli di Umberto, della Federica e della Linda mi fanno riflettere. Le serate chitarre sono momenti di pura stupidità e sfogo: Pierma, unico chitarrista del gruppo, pur senza conoscere DeAndrè conosce benissimo la lezione "e poi se la gente lo sa, e la gente lo sa che sai suonare, suonare ti tocca per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare", si carica e carica noi che cantiamo; all'una di notte, sia che siamo in un condominio, come ieri, sia che siamo a casa mia o a casa sua, picchia su quelle corde come un disperato e noi cantiamo come disperati! Forse è questo che agli occhi della Federica, di Umberto, della Linda, è strano, è assurdo... all'una e mezza esser ancora lì a raccontare che "lascio tutto a te, e dille del mio amore, dille che se può io potrò aspettare" è fuor di senno... all'una e mezza di notte si va a nanna, o in discoteca, o in giro per aperitivi...
|
|
sabato, 11 novembre 2006 |
|
Mi domando perché per molte persone, tra cui mi metto in pieno, i rapporti interpersonali siano sempre inficiati dalla scala di valutazione: perché la persona che abbiamo davanti deve essere inferiore o superiore a noi? Non può essere semplicemente considerata diversa? Sarà un retaggio di una vecchia cultura classista, o troppo intrisa di cattolicesimo, o semplicemente della parte animale che c'è nell'uomo, dell'animale che per affermarsi deve spodestare il rivale... di una cultura vomitevole.
|
|
mercoledì, 08 novembre 2006 |
|
Non so com'è ma riesco a sbagliare sempre tutto! Un mago del vittimismo consapevole!
|
|
martedì, 07 novembre 2006 |
|
SMS di ieri sera a Rosi: "Cosa si fa quando ci siamo dimenticati chi siamo, Rosi?"
|














